Riprendiamo ancora una volta il tema «oro di carta» e «oro fisico». In particolare oggi parleremo di due vicende che assumono quasi i connotati di una spy story, il cui titolo potrebbe essere: «Dov’è finito l’oro della Bundesbank? E quello della Banca d’Italia?».
Dovete sapere che le due banche centrali, quella tedesca e quella italiana, sono, o per meglio dire sarebbero, tra i maggiori detentori al mondo del prezioso metallo: la Bundesbank è al secondo posto, dietro l’istituto statunitense, possedendone nominalmente 3.400 tonnellate; la Banca d’Italia è al terzo posto con 2.452 tonnellate, che corrispondono a oltre 100 miliardi.
Bisogna però considerare alcune anomalie: iniziamo dall’oro della Bundesbank. La storia comincia alla fine del 1944, quando Usa, Francia e Gran Bretagna decisero di trasportare le riserve auree tedesche per evitare possibili trafugamenti in caso di un’invasione russa. Successivamente, a causa del buon andamento della bilancia commerciale tedesca, si accumularono dei veri e propri tesori nelle loro casseforti, fino ad arrivare all’enorme quantità di 3.400 tonnellate. Nel 2012, a seguito a un forte movimento d’opinione, la Bundesbank richiese alla Federal Reserve il rientro dei lingotti da questa custoditi, senza però ottenere nessuna risposta. Solo dopo un lungo contenzioso, tra il 2012 e il 2016 sono rientrate circa 300 tonnellate dagli Usa e poco di più dalla Francia. E le altre 2.800 tonnellate che fine hanno fatto? E qual è il motivo di tanta reticenza e difficoltà a riconsegnare l’oro mancante?
Sono molte le personalità del mondo economico, politico e bancario a ritenere che sia la Federal Reserve che le altre banche nazionali non detengano effettivamente la quantità d’oro ufficialmente registrata nei loro bilanci. Per ora fanno tutti finta di non sapere.
Una situazione analoga riguarda anche la Banca d’Italia. Infatti, delle 2.452 tonnellate ufficialmente possedute solo poco più di 1.000 sono effettivamente detenute nei caveau di Palazzo Koch. Delle altre (1.060 tonnellate presso la Federal Reserve, 150 tonnellate presso la Banca dei Regolamenti internazionali e 141 tonnellate presso la Banca d’Inghilterra) sarebbe interessante verificare l’effettiva presenza materiale dei lingotti.
Ritengo che vi sia più di un dubbio sulla veridicità dei quantitativi d’oro che le varie banche centrali dichiarano di possedere. Questa situazione a dir poco ambigua è un’ulteriore conferma di quanto da tempo sostengo, ossia che vi è una forte divergenza tra «oro fisico» (lingotti veri) e «oro di carta» e che dovrebbero avere quotazioni separate.